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VICENDA BOLKESTEIN:
ABBIAMO TUTELATO I DIRITTI DEGLI AMBULANTI
All’indomani dell’approvazione definitiva del decreto di attuazione della direttiva europea 2006/123, meglio nota come direttiva Bolkestein, vi informiamo su alcune questioni per illustrare l’azione svolta dalla nostra Fiva Confcommercionazionale a tutela della categoria e per chiarire alcuni aspetti. |
Abbiamo iniziato a livello nazionale ad occuparci dello schema di decreto fin dal settembre del 2009 ponendoci tre obiettivi:
- mantenere la programmazione dell’attività e cioè il regime autorizzatorio;
- impedire l’apertura del settore alle società di capitale;
- mantenere i diritti acquisiti e il sistema dei rinnovi delle concessioni sulla base dell’anzianità.
Sulla base di tali obiettivi è stata sviluppata un’azione coerente dapprima sul piano informale – con ripetuti incontri con i funzionari ministeriali e regionali – e, successivamente all’uscita dello schema di decreto, sul piano dei rapporti politici.
Il primo appunto sulle motivazioni della nostra opposizione alla Bolkestein reca data del 20 settembre e compare nel documento confederale del 15 ottobre 2009 inviato a Governo e Parlamento. A questo ha fatto seguito una lettera del 23 dicembre inviata al Ministro Scajola, nella quale si ribadivano le nostre posizioni.
Contemporaneamente le Associazioni locali intervenivano sui parlamentari locali, tenuto conto che il provvedimento doveva essere sottoposto al parere delle Commissioni Parlamentari. Da allora, non è passato giorno senza un intervento della Fiva Confcommercio su Assessorati Regionali, parlamentari di maggioranza e di opposizione con lettere, note e incontri.
Il 15 febbraio le Associazioni di categoria maggiormente rappresentative assumevano una posizione unitaria con una lettera inviata al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro Scajola, ai Presidenti delle Commissioni Parlamentari, alla Consulta Stato Regioni, agli Assessori Regionali.
Questa costante azione di lobby ha portato alla soluzione di almeno due questioni molto delicate che riguardavano l’art. 69 del decreto sul quale la Segreteria Generale è intervenuta con un’apposita comunicazione: sotto il profilo sindacale e politico, il decreto approvato risponde in modo soddisfacente alle esigenze manifestate dalla categoria.
In primo luogo viene mantenuto il regime autorizzatorio (e non era per nulla scontato visto il regime applicato per gli esercizi di vicinato): l’attività di commercio su aree pubbliche resta soggetta al possesso di una autorizzazione amministrativa collegata ad una concessione di posteggio, rilasciata secondo una programmazione a monte.
Inoltre, viene chiaramente stabilito che l’articolo 16 non si applica al commercio su aree pubbliche perché viene prefigurata la possibilità di una normativa di deroga affidata alla Conferenza Stato- Regioni. Il che significa la possibilità di mantenere la concessione e di rinnovarla secondo i criteri attuali, salvando i diritti acquisiti, oltre che fare salva la possibilità di limitare il numero delle concessioni di posteggio disponibili. Va anche detto che, in attesa di tale determinazioni, nulla cambia rispetto alla situazione vigente, alla durata delle concessioni e al loro rinnovo.
Infine il settore viene aperto alle società di capitale: si tratta certamente di un obiettivo che, nonostante il nostro impegno determinato, non è stato possibile raggiungere perché si sarebbe trattato di una infrazione palese ai principi della direttiva europea che avrebbe esposto l’Italia ad un procedimento sanzionatorio. Va però detto che l’impatto della norma viene attutito dal fatto che non sarà possibile utilizzare più di un certo numero di posteggi contemporaneamente (che chiederemo nel massimo di due). |