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Comunicazione

Città a Nordest: da centri storici a centri del futuro dell’Europa delle Città

di Francesco Antonich

Le città contemporanee saranno sempre più a geometria variabile, sempre meno imbrigliate in confini, culturali ancor prima che amministrativi, sempre più porose e in continua relazione con tutto ciò, che succede intorno a loro. Vale ormai anche per le città del Nordest, i capoluoghi di provincia, la Città Metropolitana: realtà urbane dai 30.000 ai 200.000 abitanti, la cui consistenza reale è sempre meno amministrativa e sempre più definita dal tipo, dal numero e dalla potenzialità delle relazioni economiche, sociali, culturali in atto, dove finiscono per convivere esperienze diverse (professionali, imprenditoriali, identitarie). La pianificazione urbanistica (dalla residenzialità alle funzioni economiche e di servizio alla collettività) dovrà tenere conto che il “fare storia” delle nostre città non è un processo concluso, ma tutt’altro: procede con nuove sfide e nuove prospettive, che la politica e la democrazia partecipativa dovranno correttamente interpretare per dare concrete risposte.

Come provocazione intellettuale, si consideri che non esistano più centri storici, ma diversi scenari, attorno ad uno scenario forte, identitario del centro e che deve rappresentare “ciò da cui tutto è nato”: il tutto in un unico, policentrico teatro urbano, multimediale e a “realtà aumentata”, come ormai siamo abituati a vedere e a vivere la quotidianità. Questo significa che non dovranno più esistere le periferie, neanche nel termine eufemistico di periurbano, ma prospettive e funzioni diverse della stessa città. La città “a geometria variabile” inevitabilmente pone delle problematiche di natura politica, governance, risorse e priorità di intervento: approcci organici e necessariamente di area vasta, piani strategici multilivello con una coerenza strategica, almeno metropolitana. Il problema sta nel trovare una formula, che non ingessi il processo di sviluppo e di trasformazione della singole città, non ne frammenti le identità ma sappia metterle insieme in una logica di complementarietà.

Un esempio per tutte, ma solo perché la sua articolazione la rende completa come caso d’analisi, è Venezia. Qui mondo dell’acqua e mondo, dove c’era il mare ed ora c’è un’economia di cerniera tra acqua e terra (l’interconnessione è costituita dalle grandi infrastrutture di mobilità: porto, aeroporto, corridoi plurimodali) è un asset, che consente di perseguire l’obiettivo di essere un grande competitor in grado di interfacciarsi, vantando analoghe competenze urbane, con altre realtà d’Europa e del mondo. Perché è il mondo stesso, oramai, a cambiare geometria e prospettiva, dimensioni e stratificazioni di continuo. Bisogna coltivare e potenziare le chance da offrire al lavoro, alle capacità, alle intelligenze, perché le persone scelgano queste città del Veneto, perché i giovani le considerino palcoscenici, su cui mettere in scena le esperienze acquisite in giro per il mondo, dove hanno imparato cosa significhi un territorio urbano in grado di cogestire e non subire la governance della globalizzazione.

Infine, dire città oggi è dire anche terziario di mercato ed economia urbana: la misura dell’efficacia delle scelte di governo amministrativo, economico e finanziario, sarà determinata anche dalle politiche di valorizzazione e dal coinvolgimento delle rappresentanze economiche nell’analisi dei bisogni, nella definizione di prospettive e nella realizzazione dei progetti di evoluzione della città: uno stile politico, che ha avuto successo nelle diverse epoche, pure sfruttando le possibilità delle tecnologie, delle modalità di comunicazione e condivisione, succedutesi nei secoli.

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