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Comunicazione

La Via della Seta: una governance metropolitana per coglierne l’opportunità

di Francesco Antonich

Il telaio (made in China) che tesse la Via della Seta lavora a pieno regime. Dalla Cina, attraverso le terre che furono di Tamerlano e poi dell’impero sovietico, potrà, se lo vorremo, giungere ad uno dei suoi sbocchi naturali per l’Europa, Venezia. Ma rispetto a qualche secolo fa quando l’inventore del made in China, Messer Marco Polo, rientrò nella città di San Marco per vendere le sue “mercatanzie” orientali, Venezia con il suo territorio, è pronta per un ruolo di pivot geoeconomico della Mitteleuropa e del Nord Est europeo? I presupposti ci sono. Ma vanno perseguiti altri obiettivi non derogabili. I porti dell’Estremo Oriente e i tycoon di logistica, finanza, commercio e turismo, investitori e compratori, troveranno un territorio con chiare strategie politiche di medio e lungo termine, in grado di interfacciarsi in modo assertivo con loro? Venezia sarà in grado di essere un sistema glocale, politico, amministrativo ed imprenditoriale, in grado di rispondere con efficacia decisionale e manageriale, con il giusto peso specifico politico per non essere fagocitata o peggio ancora, scartata? L’integrazione del patrimonio infrastrutturale, Porto, sistema aeroportuale Venezia- Treviso- Verona, interporti, corridoi plurimodali, cardano che muove la Città Metropolitana e il Veneto è già ben configurato. Non basta. Serve un interlocutore politico e un progetto percepito come affidabile dall’altro capo di quella che i manager del Governo di Xi Jinping chiamano “Yi Dai Yi Lu (una striscia, una strada).  Venezia, Città Metropolitana e hub terra-aria-acqua dell’Adriatico, ormai Mare Metropolitano, dovrà presentarsi con una governance condivisa e determinata sul ruolo geoeconomico che vorrà svolgere e su cosa fare e come farlo per conseguirlo. Una governance territoriale forte tra istituzioni, imprese, cittadini, che prevenga distonie, particolarismi per non deframmentare processi decisionali che devono essere rapidi; ma anche organica, perché il governo del territorio metropolitano e la promozione di ciò che dovrà accadervi per il suo sviluppo e la sua attrattività, deve valorizzare in modo organico le progettualità di sistema che nascono dall’interazione tra rappresentanze delle risorse umane e delle loro competenze ed intelligenze e  dell’industria, del commercio, del turismo, dei servizi, delle professioni, dell’artigianato della Città Metropolitana che conoscono istanze e potenzialità dei comparti che rappresentano e che accompagnano da sempre nel loro cammino evolutivo. Solo così una realtà, diversa dal gigantismo del Far East, potrà invece diventarne suo partner locale, con la propria dimensione contenuta, sì, ma efficace perché consapevole di essere “tascabile” nel contesto configurato dalla Via della Seta del XXI secolo. Infine, una governance di progetto metropolitana che sia un’interfaccia dotata delle competenze e capacità negoziali da spendere al tavolo con i soggetti multinazionali che già stanno arrivando a Venezia. Questi, al minimo accenno di inceppamento, sia ben chiaro, guarderanno ad un’alternativa che però temo passi molto, molto più a Nord del Nordest d’Italia.

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