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Comunicazione

Il 2020 eredita un’economia in chiaroscuro: in crescita il reddito disponibile, al 9,7% la disoccupazione, ancora contenuto l’incremento dell’inflazione.

Secondo le stime dell’Istat, il reddito disponibile delle famiglie ha segnato un ulteriore incremento nel terzo trimestre del 2019 dopo quelli registrati nel primi due trimestri dell'anno. L'aumento si è trasferito interamente in crescita del potere d'acquisto, grazie alla dinamica nulla dell'inflazione, traducendosi in maggiori consumi con una marginale riduzione della propensione al risparmio. Nel dettaglio il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,4%. Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è diminuita di 0,1 punti percentuali scendendo all'8,9%. La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 40,7%, è rimasta invariata rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento delle società non finanziarie, pari al 21,4%, è aumentato di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

L'indice di disoccupazione resta al 9,7%: è la stima provvisoria diffusa dall'Istat, sintesi di un aumento per gli uomini (+1,2%, pari a +15 mila unità) e di una lieve diminuzione tra la donne (-0,2%, pari a -3 mila unità); crescono i disoccupati under 35, diminuiscono lievemente i 35-49enni e risultano stabili gli ultracinquantenni.Tuttavia in crescita risultano le persone in cerca di lavoro (+0,5%, pari a +12 mila unità nell'ultimo mese). La stima complessiva degli inattivi tra i 15 e i 64 anni a novembre è in calo rispetto al mese precedente (-0,6%, pari a -72 mila unità), e la diminuzione riguarda entrambe le componenti di genere. Il tasso di inattività scende al 34,0% (-0,2 punti percentuali). A novembre gli occupati crescono di 41 mila unità rispetto al mese precedente (+0,2%). Nel dettaglio aumentano i 'posti fissi', ovvero i dipendenti permanenti (+67 mila), mentre diminuiscono sia i dipendenti a termine (-4 mila) sia gli indipendenti (-22 mila). Il tasso di occupazione sale al 59,4%, il valore più alto dall'inizio delle serie storiche dell'istituto di statistica, ovvero dal 1977.

L'inflazione accelera leggermente a dicembre. Secondo le stime preliminari, l'indice armonizzato dei prezzi al consumo aumenta dello 0,2% su base mensile e dello 0,5% su base annua (da +0,2% di novembre). La lieve accelerazione dell'inflazione nel mese di dicembre, sottolinea l'Istat, è imputabile prevalentemente all'inversione di tendenza dei prezzi di più componenti merceologiche e in particolare dei servizi relativi ai trasporti (+0,9%), dei beni alimentari non lavorati (+0,6%), dei beni energetici non regolamentati (+0,8%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,4% per entrambi). I prezzi dei beni registrano una variazione tendenziale nulla (da -0,4% del mese precedente), mentre rimane stabile la crescita dei prezzi dei servizi (a +1,0%); il differenziale inflazionistico tra servizi e beni, quindi, rimane positivo ma si riduce passando da +1,4 punti percentuali di novembre a +1,0 di dicembre.

Secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio, il fenomeno dell’aumento dei prezzi al consumo di dicembre è largamente ascrivibile alle componenti volatili e ad alcuni fattori stagionali, a conferma di una sostanziale assenza di tensioni all’interno del sistema. “Nel complesso del 2019  il tasso d’inflazione italiano si colloca tra i più bassi dell’eurozona con un divario particolarmente ampio rispetto a Francia e Germania (0,6% contro 1,3% e 1,4% rispettivamente). Il permanere di dinamiche molto contenute dei prezzi rappresenta ancora uno dei pochi elementi a sostegno del potere d’acquisto delle famiglie che si traduce in una moderata spinta ai consumi in un contesto di grande incertezza. La propensione al risparmio, infatti, nei primi tre trimestri del 2019 è in crescita rispetto al 2018”, conclude l’Ufficio Studi.

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