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Comunicazione

In un’economia ancora malferma, il terziario resiste: determinante il blocco dell’IVA per non gelare una ripresa ancora debole

La stima del Centro Studi di Confcommercio per il PIL mensile indica a maggio una crescita tendenziale dell'attività economica attorno all'1%, che conferma che al moderato rallentamento del primo quarto del 2018 potrebbe seguire un'ulteriore frenata nel secondo trimestre. 

Le elaborazioni su dati ISTAT dell’osservatorio economico e sociale della Confederazione, infatti descrivono un peggioramento del clima di fiducia di famiglie e imprese a causa dell'incertezza sulle prospettive del mercato interno e degli ordinativi, almeno per la produzione del settore manifatturiero e le esportazioni, che rimangono ancora ingessate. L'inflazione si mantiene al di sotto della media dell'eurozona, mentre anche gli investimenti, sebbene si sia riacceso il verde per la dinamica dell’occupazione, nel primo quarto del 2018 sono in calo.

Anche il Presidente Confederale, Carlo Sangalli, aveva espresso in occasione della recente Assemblea Generale, la necessità che il nuovo Governo, dati macro e micro economici alla mano, oltre a scongiurare l’aumento dell’IVA – sul quale, va sottolineato è già stato incassato la promessa “coram populo” del Vicepresidente Di Maio che non vi sarà alcun aumento – ha chiesto con forza di adottare ogni misura per scongiurare anche il tarpare le ali all’economia che cerca di riprendersi, in particolare quella delle micro imprese del terziario di mercato.

E solo per comprendere il devastante impatto che avrebbe l’aumento dell’IVA, basti pensare –è sempre il Centro Studi Confederale a ricordarlo, che l'aumento delle aliquote avrebbe un impatto negativo cifrabile in 4 decimi di punto di flessione del PIL nel 2019. Pertanto, escludendo che la previsione governativa al netto delle clausole possa essere attorno all'1,8% di crescita nel 2019, si deve ritenere sottostimato l'impulso recessivo delle clausole stesse.

Tuttavia emerge un dato di controtendenza positivo e che proprio per questo necessita di tutta l’attenzione dei decisori politici per non annientarlo sul nascere: il terziario di cresce fuori e dentro la crisi.

Il terziario di mercato, infatti, continua a crescere in termini di quote di valore aggiunto e occupazione, anche se non riesce a recuperare gli ampi margini di produttività, che tecnicamente si esprimono in prodotto per occupato equivalente (Ula), che rimane purtroppo ancora al di sotto della media di tutti i settori economici.

La stima del Centro Studi di Confcommercio per il PIL mensile indica a maggio una crescita tendenziale dell'attività economica attorno all'1%, che conferma che al moderato rallentamento del primo quarto del 2018 potrebbe seguire un'ulteriore frenata nel secondo trimestre. 

Le elaborazioni su dati ISTAT dell’osservatorio economico e sociale della Confederazione, infatti descrivono un peggioramento del clima di fiducia di famiglie e imprese a causa dell'incertezza sulle prospettive del mercato interno e degli ordinativi, almeno per la produzione del settore manifatturiero e le esportazioni, che rimangono ancora ingessate. L'inflazione si mantiene al di sotto della media dell'eurozona, mentre anche gli investimenti, sebbene si sia riacceso il verde per la dinamica dell’occupazione, nel primo quarto del 2018 sono in calo.

Anche il Presidente Confederale, Carlo Sangalli, aveva espresso in occasione della recente Assemblea Generale, la necessità che il nuovo Governo, dati macro e micro economici alla mano, oltre a scongiurare l’aumento dell’IVA – sul quale, va sottolineato è già stato incassato la promessa “coram populo” del Vicepresidente Di Maio che non vi sarà alcun aumento – ha chiesto con forza di adottare ogni misura per scongiurare anche il tarpare le ali all’economia che cerca di riprendersi, in particolare quella delle micro imprese del terziario di mercato.

E solo per comprendere il devastante impatto che avrebbe l’aumento dell’IVA, basti pensare –è sempre il Centro Studi Confederale a ricordarlo, che l'aumento delle aliquote avrebbe un impatto negativo cifrabile in 4 decimi di punto di flessione del PIL nel 2019. Pertanto, escludendo che la previsione governativa al netto delle clausole possa essere attorno all'1,8% di crescita nel 2019, si deve ritenere sottostimato l'impulso recessivo delle clausole stesse.

Tuttavia emerge un dato di controtendenza positivo e che proprio per questo necessita di tutta l’attenzione dei decisori politici per non annientarlo sul nascere: il terziario di cresce fuori e dentro la crisi.

Il terziario di mercato, infatti, continua a crescere in termini di quote di valore aggiunto e occupazione, anche se non riesce a recuperare gli ampi margini di produttività, che tecnicamente si esprimono in prodotto per occupato equivalente (Ula), che rimane purtroppo ancora al di sotto della media di tutti i settori economici.

 

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