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Comunicazione

Aperture domenicali: positivo rimetere ordine

di Massimo Zanon

L’esame in Parlamento per ridurre le aperture domenicali e festive è un fatto positivo. Si tratta di un primo traguardo per un percorso iniziato anni fa e fortemente voluto dalla nostra associazione di categoria che ha sempre avuto un approccio costruttivo.

E’ bene ricordare che sino al 2011, con la stessa grande distribuzione, avevamo ragionato che 16 domeniche all’anno potevano essere più che sufficienti. Poi però il decreto Monti e la liberalizzazione hanno stravolto tutto. Oggi ben venga la possibilità di rimettere ordine.

La crisi economica e l’erosione della capacità d’acquisto delle famiglie hanno illuso che tenere aperto anche tutte le domeniche avrebbe incrementato gli incassi. I fatti hanno dimostrato l’esatto contrario con alcune aggravanti: consumo eccessivo di suolo, turn-over degli addetti che sono in continua contrazione, chiusura dei negozi in città ancora più deserte e quindi una minore scelta per i consumatori, ma soprattutto il venir meno del servizio rappresentato dai negozi di prossimità con conseguenze gravi anche in città medio-grandi come Mestre.

Quando all’inizio abbiamo compreso le dimensioni degli effetti che l’organizzazione della grande distribuzione cittadina avrebbe comportato per le attività dentro la città, avevamo chiesto misure che consentissero di mantenere in vita anche i negozi del centro, le loro famiglie e le loro eccellenze, in nome della libera concorrenza, della libertà di impresa, del diritto di effettiva scelta dei cittadini, della dignità del mestiere di commerciante: purtroppo sono state insufficienti e troppo lente. Gli stili e la qualità desiderata della vita sono cambiati notevolmente.

Molte associazioni di consumatori erano convinte che i grandi centri commerciali e la liberalizzazione delle aperture avrebbero portato tanti vantaggi e al tempo hanno sparato a zero contro chi voleva difendere il tessuto commerciale tradizionale: peccato che gli stessi consumatori siano abitanti di città fattesi più buie e quindi insicure per mano di una criminalità in espansione.

Una situazione che proprio Mestre ha ben conosciuto e che soltanto ora sta iniziando, con difficoltà, a contrastare.

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