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Comunicazione

Alto Adriatico, mare metropolitano

Alto Adriatico, Mare Metropolitano

di Francesco Antonich

Vicedirettore Generale, Confcommercio Unione Metropolitana di Venezia

E’ tempo di ripensare il rapporto tra il territorio della Città Metropolitana ed il suo mare: ritenerle due realtà separate sarebbe una miopia culturale e quindi geostrategica per questo territorio che necessità di un delicato processo di integrazione preceduto da un cambiamento culturale dei cittadini metropolitani. Gli amministratori del passato ci hanno lasciato un territorio governabile solo con una continua, saggia “trasformazione conservativa”, consapevoli che tutto il Veneto è prima di tutto terra regalata, poi strappata al mare quindi condivisa con l’Adriatico. Ora, la Città Metropolitana conta oltre 850.000 abitanti articolati in 44 comunità urbane delle quali ormai le generazioni nel XXI secolo ne riconoscono i confini amministrativi solo per ragioni tributarie o anagrafiche. Di fatto è un territorio denso di connessioni, quanti sono le combinazioni prodotte dai flussi di merci, di persone, di big data, di economia materiale e immateriale, realtà che ricombina continuamente i perimetri labilissimi di questa rete. Un epifenomeno demografico, in senso più ampio, se si comprendono anche i temporary citizen,  - turisti, persone di passaggio, studenti - visto che comunque inquinano, sporcano, consumano, spendono, comprano, vendono, producono come qualsiasi cittadino, per cui non sembra  azzardato dover sommare, nel corso dell’anno, anche i 12 milioni di persone movimentate dal Sistema Aeroportuale di Venezia- Treviso, quindi 1,7 milioni di persone che arrivano e partono dal Porto di Venezia, gli 8,8 milioni di arrivi per turismo ovvero i 34,4 milioni di presenze (tutti dati 2016). Un hub di scambi e di relazioni che ha un proprio intrinseco interesse strategico nazionale, giusto per ricordarlo a chi governa, simile ad una grande base militare, da difendere e da tutelare dalle manacce straniere che ce la invidiano, dalla quale si differenzia per altro per un altro “plus”: è civile, al servizio della pace, e dei correlati benefici del commercio e dei servizi. Bisogna ora integrare tra loro la rete infrastrutturale materiale ed immateriale e la trama di conoscenze e intelligenze che si intrecciano con l’ordito urbanistico, demografico ed economico dell’area metropolitana - la cara, vecchia Terraferma – da un lato e, dall’altro lato, con l’economia più prettamente litoranea, cioè il sistema logistico ed economico, non solo portuale, ricettivo turistico ma anche di servizi e di reperimento di risorse quali la pesca e l’agricoltura. Occorre insomma pensare l’Alto Adriatico come mare metropolitano. Ne consegue la necessità di attivare una nuova politica organica per un “territorio marittimo” inclusivo delle diverse realtà economiche, ivi comprese quelle più legate al terziario di mercato che ritrova una sua specificità nell’essere anche urbano-marittimo. In questo senso bisognerà cogliere tutta la potenzialità della costa, a cominciare dalla mobilità, valorizzando i collegamenti via acqua tra comunità della costa veneta, dove i Comuni cominciano a svincolarsi grazie ad opportune politiche di marketing territoriale e ad una sensibile crescita residenziale, dalla monocultura turistica stagionale, per diventare realtà prima urbane e quindi anche turistiche. Insieme, Amministrazione metropolitana, Autorità di Sistema Alto Adriatico, rappresentanze economiche, sistema Aeroportuale, grandi infrastrutture della mobilità potrebbero trovare una formula ottimale per operare come Agency di trasformazione, per dare concretezza alla dimensione marittima della Città Metropolitana. I risultati, se positivi, renderanno consapevoli di quanto siano più funzionali integrazione e complementarietà della deframmentazione della governance del territorio, per attirare investitori e le giovani generazioni, fattesi più mobili ma non rassegnate, forse, ad un definitivo esilio. Infine, è tempo di guardare, con lo sguardo lungo alle trasformazioni alle quali andrà incontro la nostra costa nell’arco non più di secoli ma di decenni: senza lasciarsi andare a semplici catastrofismi, ma vagliando le preoccupazioni degli esperti climatici e oceanografici e lavorando sin d’ora come sistema marittimo metropolitano per non sprecare tempo e trovare soluzioni che diano una prospettiva seria ad un futuro fattosi sempre più prossimo. Ecco perché dopo l’era della Legge Speciale per Venezia, forse diviene oggi più opportuno ripensare a un intervento legislativo più complesso e organico, per un territorio che reclama nei fatti la sua identità storica metropolitana marittima.

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