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Comunicazione

Impresa e ricambio generazionale: la proposta Innov@tori per tradizione

di Francesco Antonich

Il ricambio generazionale nell’impresa da almeno venti anni emerge come questione strutturale del tessuto economico del Paese, in particolare per la micro impresa. Non di rado gli approcci al problema sembrano evidenziarne più i timori che le opportunità. Ben vengano esperienze e proposte nuove e coraggiose. Nel veneziano, sospeso tra tradizione e globalizzazione, tra locale e metropolitano, ad alcuni imprenditori del terziario di mercato è venuta in mente un’idea che sa un po’ da pensiero laterale, alla Edward De Bono, e un po’, un po’ tanto per la verità, e qui forse sta la sua forza, sa di quel buon senso popolar-manageriale che ha segnato alcune svolte importanti, generando risposte semplici ma capaci di resilienza, dell’imprenditorialità del Nordest, che sempre sa cogliere gli asset di metodo e di prospettiva che spuntano tra le pieghe del cambiamento. Così, un po’ per scommessa, un po’ per sfida e, perché no, un po’ per gioco, hanno finito per crederci gli imprenditori, divisi in due gruppi, uno under l’altro over 50, che stanno partecipando al progetto “Innov@tori per Tradizione” promosso da Confcommercio Unione Metropolitana di Venezia e concretamente sostenuto dalla Camera di Commercio Venezia Rovigo Delta Lagunare, la cui prima fase è in dirittura d’arrivo. Il progetto intende rimettere in circolo l’esperienza storica dell’imprenditoria del terziario veneziano, per tracciare una possibile rotta, anche in termini concreti di modelli di business, creando un corto circuito culturale con l’energia delle nuove competenze portate dai giovani. Per andare oltre il sofferto e spesso interrotto passaggio tra padri e figli, si è cercato di produrre un vero e proprio “ambiente” per innestare e sviluppare insieme una multicultura imprenditoriale plurale, complementare e intergenerazionale. La proposta progettuale è semplicemente… evoluzionaria: mettere assieme patrimoni di competenze, linguaggi, percorsi e di formazioni di cultura imprenditoriale diversi: da un lato la maestria dell’imprenditore di lungo corso del terziario di mercato, dall’altro i giovani che hanno appena intrapreso un’attività professionale, spesso ancora non classificabile, o stanno per ricevere le redini dell’impresa di famiglia, “intraprendenti social e connessi”. Il tutto consapevoli che, visto che ci siamo, si devono anche garantire effetti collaterali sociali ed etici: valorizzare la cultura imprenditoriale storica presente nel territorio; avviare un percorso che traduca il know how tradizionale e lo implementi con le potenzialità strumentali del digitale, senza snaturarlo ma rendendolo competitivo nei mercati materiali ed immateriali; offrire ai giovani imprenditori una tutorship autorevole, ma anche provare a stare vicino in modo competente e propositivo a chi, accusato il colpo della crisi decennale vissuta vorrebbe rimettersi in gioco se solo avesse qualche punto di riferimento e qualche “buon consiglio” e un aiuto a dimostrare che merita ancora credito. Ne è nato un vero e proprio Laboratorio Intergenerazionale d’Impresa, vivificato dagli stessi imprenditori, appena facilitati, con discrezione e senza l’invasività della consulenza tradizionale, ma con una semplice ricetta: nessun guru, ma tanto, anzi tantissimo ascolto reciproco e da parte del team tecnico dell’associazione di categoria; strumenti psicologici e manageriali…? Pochissimi, quanto basta per accendere i motori e poi tanto lavoro di insieme, a fuoco lento perché la ponderazione e il capirsi tra generazioni ha i tempi veri e genuini delle donne e degli uomini, non dell’ambiguità dei social e del computer.  Ne è emerso un primo lavoro, sperimentale eppure concreto. Il gruppo che, per darsi un nome, ha fatto proprio niente meno che il pay off di Confcommercio Metropolitana di Venezia, Innov@tori per Tradizione, intende ora condividere e implementare il lavoro sin qui compiuto con altri colleghi sul territorio, senza distinzione di settore e di dimensione aziendale. Ma vuole  coinvolgere direttamente pure le amministrazioni interessate, per offrire un contributo, con questa  logica, alla definizione delle possibili politiche dell’economia e della trasformazione urbana dei singoli comuni, mettendo a disposizione l’ampio spettro di cultura d’impresa del terziario, consapevole della responsabilità del proprio ruolo sociale e di attore delle trasformazioni dei Comuni siano essi storici o alla ricerca di scrivere una propria storia ed una propria identità economica contemporanea.

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