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Comunicazione

Negozi di vicinato: per loro esistono solo persone, non consumatori

di Francesco Antonich

In questi giorni si assiste con piacere al diffondersi di iniziative promosse da associazioni di cittadini e di consumatori, che sollecitano le Amministrazioni Comunali a considerare la necessità di preservare la rete dei negozi e, vale la pena di evidenziarlo, dei loro servizi alla persona, proprio per la loro funzione, sociale ed urbana, di "vicinato".

Va preso atto che, dopo aver tanto applaudito alla grande distribuzione come la sola in grado di garantire pluralità di offerta e convenienza, l'associazionismo dei consumatori ritorna sui suoi passi e si rende conto che senza le botteghe di via, la via semplicemente non è più tale, e per consumare sui emigra verso il paese dei balocchi della periferia lasciando una quasi favela buia, un tempo centro illuminato e vissuto grazie anche ai negozi.

La strada giusta è proprio quella di non considerarsi più consumatori, ma persone, così come il negoziante del fruttivendolo, della merceria, della boutique sotto casa ha sempre considerato la signora Gina, pensionata, che chiede magari di pagare a fine mese quando arriva la pensione, il dott. Rossi che non ha tempo da perdere e sa che in quel negozio gli troveranno subito un paio di scarpe comode per il suo piede, un capo spalla per smorzare la sua pancetta, la Giovane Anna che vuole qualcosa di glamour, ma fuori del comune, e chiede un consiglio alla commessa coetanea che, complice, le svela qualche segreto....

Ora che anche i cittadini comprendono che le associazioni di categoria del commercio non difendono interessi di bottega, ma bisogni di vita quotidiana, come il pane ed il latte, e di soddisfazione della qualità attesa dalle persone, - l'attenzione, la considerazione, il consiglio, la comprensione - e non il semplice riempimento del "contenitore consumatore", si può iniziare un cammino davvero proficuo e condiviso con le Amministrazioni Comunali, con il legislatore nazionale. E un ulteriore segnale che la mentalità sta evolvendo, viene proprio da quell'Europa, vista un po' come matrigna che comincia a considerare che la concorrenza non è tale se favorisce solo poche (grandi) imprese e decima le molte (piccole) realtà che rendono viva e vivibile la città e persona chi scambia un bisogno con una soddisfazione ed un sorriso.

Infatti, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha invitato la Commissione ed il Parlamento europeo valorizzare le diversità che si manifestano proprio nelle micro-imprese" gli Stati a "definire quali forme di commercio al dettaglio possano essere comprese in quegli interessi generali (sociali e culturali) che anche la Direttiva Servizi  ritiene di dover tutelare.

La grande distribuzione ha disabituato il consumatore a conoscere davvero il prodotto, mentre la disponibilità e l'accoglienza di un commerciante in un negozio cura questo aspetto conoscitivo e a volte, quando perseguito con dovuta professionalità, persino educativo: valore aggiunto per cittadini e collettività, stimolo alle relazioni umane che riacquistono così una loro estetica.

Il commercio di vicinato è espressione che caratterizza la cultura e gli stili di vita di un territorio, con un ruolo sociale e ha la dignità di strumento che migliora e trasforma la città degli uomini. Una città è fatta di persone, di famiglie, di lavoratori, di scambi economici tra persone, in una parola di vita, è una comunità che sa investire in identità e riapprendere a definire una prospettiva come città. Soprattutto per reagire ad una gravissima crisi.

Chissà se presto, come Pinocchio, divenuto da marionetta un bambino, da ingenuo a consapevole, noi avremo il coraggio di dire "Quant'ero buffo quand'ero un burattino... di un Mangiafuoco consumista...".

 

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