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Comunicazione

L’Alto Adriatico, mare Metropolitano, attende una politica “alta”

Le scelte per rendere competitiva l’economia dell’Alto Adriatico, mare di fatto “Metropolitano”, cerniera tra Europa meridionale, Mitteleuropa e l’Est Euroasiatico, devono rispondere ad una consapevolezza chiara del presente e ad una visione strategica del futuro. Dare una gestione alla mobilità delle grandi navi, realizzare la ZES, l’Alta Velocità, definire dotazioni, funzioni di governo dei flussi, turistici compresi, vuol dire compiere azioni che dimostrino la competenza e la competitività dell’intero Nordest agli altri Stati. Venezia, nella sua dimensione metropolitana è un hub invidiato, molto invidiato dall’Europa e dal mondo, da governi e da privati; un top di gamma di servizi logistici interconnessi con altri poli logistici del Nord Est europeo e degli altri Stati, più adiacenti che confinanti, e che giocano ora come partner, ora come competitor. Per recuperare il tempo perduto bisogna agire in modo glocale: decisioni e realizzazioni sul territorio e azioni di politica estera, per prima nelle sedi dell’Unione Europea, per creare le condizioni ottimali perché queste infrastrutture, in questo quadrante, siano messe in grado di valorizzarsi e di competere. Il tema è: quale policy si propone per garantire competitività internazionale al nostro patrimonio logistico e come garantire il necessario presidio statale nelle sedi internazionali per garantirne tutela e sviluppo? Ora, trovare una soluzione in relazione alla presenza di navi di grande dimensione, passeggeri e merci, nell’Alto Adriatico e nel Porto di Venezia e Chioggia, la realizzazione di una zona economica speciale (ZES) che consenta di riacquisire stimoli per il rilancio delle attività manifatturiere e del terziario, sia esso quello legato ai traffici marittimi sia quello dei servizi dell’economia urbana di una città metropolitana storicamente marittima che va dal Tagliamento al Po, ed infine la tutela e la valorizzazione con le necessarie opere ingegneristiche, della costa, patrimonio economico ed ambientale, sono questioni che non consentano più né alibi né ritardi. Il rischio percepito, ma mai smentito da fatti contrari, è duplice: primo, che tutto si riduca ad una discussione di piccolo cabotaggio politico, legato a logiche che nulla hanno a che vedere  con la volontà di rilancio dell’economia macroregionale e del Paese; secondo, che effettivamente vi sia un vuoto quanto a definizione di mission e vision che renda lecito il chiedersi se mai siano state compiute scelte o rinunce anche su tavoli internazionali: fare chiarezza e sgombrare ogni dubbio  è pertanto urgente. Non si tratta di una risposta semplice. Ma tutto il mondo del lavoro e le comunità metropolitane attendono un atto di responsabilità dall’Amministrazione Statale, dalla politica, l’adozione di una proposta, di una formula vincente e condivisa che non castri l’economia, impegni le opportune risorse finanziarie senza sprechi, completando e rafforzando gli asset e gli strumenti del territorio, sia fisici che amministrativi. Certo, in coerenza con l’economia e la peculiare fragilità del territorio costiero e delle sue città, ma anche con le potenzialità della dimensione metropolitana. Una risposta al territorio, alle sue comunità e, in questo caso come non mai, una risposta al mondo. Venezia, per il suo onore ed onere d’essere vetrina internazionale, può contribuire in modo determinante a dimostrare che anche l’Italia fa le cose e come i paesi più dinamici, sa competere e promuovere il Paese.  Che significa poi poter sedersi con autorevolezza ai tavoli della governance economica internazionale la quale, proprio nella logistica, nel turismo e nell’economia delle città, sta per assumere decisioni ed orientare investimenti con tempi e metodi che non sono per nulla sensibili allo stile della politica nostrana.

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