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Comunicazione

Basta trattati ineguali: prima venga l’economia dei nostri territori

Le preoccupazioni di una Cina pigliatutto sono più che giustificate: sono in gioco, infatti, non più solo asset economici per il territorio, il Paese e la stessa Europa, ma veri e propri obiettivi strategici “ipersensibili”, patrimonio che ogni Stato, mai come in quest’epoca storica deve presidiare insieme all’imprenditoria locale, senza retorica, come fossero obiettivi militari, nell’era  di un’economia globale e aggressiva: Francia, Germania, Regno Unito, ma persino Stati più piccoli non derogano a questa dottrina.

Ben venga lo sviluppo delle relazioni commerciali, anche con un colosso come la Cina, ma ciò non può compromettere, come è accaduto già troppe volte per l’Italia, di fare patti di reciprocità che poi finiscono per farci travolgere inevitabilmente dal più forte, dal più competitivo.

Se poi ad essere in gioco sono le principali infrastrutture ed imprese del Paese che in alcune aree, come nel Veneto e nella Città Metropolitana di Venezia trovano un insieme strategico invidiabile di imprese uniche e di aeroporti, porti, assi autostradali e ferroviari concentrati in pochi chilometri quadrati, un patrimonio  che il mondo ci invidia e che vorrebbe per questo comprarsi a buon mercato, allora diviene indispensabile un’azione di attacco e di garanzia perché a rischio non sono solo le imprese più grandi ma l’intero tessuto di piccole e micro imprese manifatturiere e del terziario.

Non dimentichiamo che gli impatti sull’indotto e sull’economia delle città e del territorio sarebbe rapido e negativo.

Nessuna porta chiusa all’economia e ai mercati, ma regole chiare, con meccanismi efficaci di salvaguardia che consentano, se necessario, di scoraggiare ogni facile abbuffata e di rispedire al mittente proposte inaccettabili. E questo può avvenire se insieme, a tutti i livelli istituzionali dallo Stato all’Ente locale, si condividono una politica chiara, strategie di sviluppo che garantiscano

competitività e capacità di crescita delle imprese locali rafforzando la rete delle loro relazioni, favorendone la capacità di aggredire nuovi mercati, a cominciare dal Medio ed Estremo Oriente.

Bisogna essere in grado di mantenere capacità negoziale e decidere noi le modalità di collaborazione e partnership anche con i big della Cina, comprese le clausole d’ingaggio e d’uscita: a meno che non si voglia uno scenario di svendite di fine stagione, a cominciare dai posti di lavoro per finire con le competenze e le eccellenze che tutti ci invidiano.

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